Celebriamo l’inverno

Ogni volta che il solstizio d’inverno si avvicina io penso all’estate. No, non sono impazzita. Alcuni anni fa, in estate appunto, ho fatto un viaggio in Irlanda e ho visitato la tomba a corridoio di Newgrange, sito Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, a una cinquantina di chilometri a nord di Dublino. Questa tomba risale a circa 5000 anni fa (3200 a.C.) ed è più antica delle piramidi di Giza in Egitto e di Stonehenge in Gran Bretagna.

newgrange-aerial

Cosa ha a che fare Newgrange con il Solstizio d’inverno?

Ebbene, questa tomba è dedicata anche a una delle celebrazioni più importanti del mondo pre-cristiano: il solstizio d’inverno.

Entrare in questa tomba è stata un’esperienza incredibile. Si cammina, chinati, attraverso un corridoio stretto e basso e ad un certo punto, si arriva ad camera a forma di croce dove, all’alba del solstizio d’inverno, avviene una magia:  un raggio di luce di 19 metri attraversa il corridoio e illumina la camera.

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Certo, per ovvi motivi, non ho potuto assistere all’evento ma immersa nel buio totale per qualche minuto ho assistito ad una sua simulazione grazie ad un raggio di luce arancione che ha mostrato l’effetto artificialmente.

Per centinaia di anni in molti hanno creduto che il modificarsi delle stagioni e la fluttuazione nella durata delle ore di luce fossero controllate da divinità solari. I primi pagani celebravano il solstizio d’inverno con feste e riti per ingraziarsi gli dei e assicurarsi il rapido ritorno del Sole.

Il Natale è una festa cristiana ma alcune ipotesi sostengono che nel tardo impero romano il solstizio invernale e la celebrazione del Sole Invitto del 25 dicembre abbiano probabilmente avuto un ruolo anche nella sua istituzione. Alcuni riferimenti, poco certi, sulla festività del  Natale, ipotizzano che nel IV sec. d.C., i capi della Chiesa romana tentarono di eliminare le feste pagane adottando il 25 dicembre come data del compleanno di Cristo, sperando, così, di sostituire la festa pagane del Natalis Solis Invicti con la celebrazione della nascita di Cristo.

Ebbene, la tomba di Newgrange sarà lo scenario dell’attività di engage che farò la prossima settimana per coinvolgere i ragazzi e far emergere quanto sanno circa il fenomeno dell’alternanza delle stagioni e il significato astronomico di solstizi ed equinozi.

Mercoledì 21 dicembre 2016

Quest’anno, nel nostro emisfero, il solstizio cadrà il 21 dicembre. In molti libri di testo del primo biennio (compreso quello che ho in adozione anch’io) viene indicata come unica data il 22 dicembre. In realtà, come sappiamo, la data dei solstizi e  degli equinozi può variare e questa eccessiva semplificazione può indurre misconcezioni negli studenti e come tale, secondo me, la faccenda va approfondita almeno un po’.

Le due possibili date del solstizio sono la conseguenza della differenza tra anno solare e anno civile.  L’anno civile come sappiamo è formato da 365 giorni esatti (escluso i bisestili 366) mentre l’anno solare, ossia l’intervallo di tempo  necessario affinché il Sole appaia nella stessa posizione sull’eclittica, dura 365 giorni 5 ore e 49 minuti circa. Il problema nasce proprio per le 5 ore e 49 minuti in più che ogni anno si accumulano e fanno slittare la data in avanti. Ogni quattro anni le 5 ore e 49 minuti circa diventano quasi 24 ore e l‘aggiunta di un giorno in più  dell’anno bisestile successivo fa tornare nuovamente indietro la data. Solitamente, si hanno quindi periodi di quattro anni in cui tre solstizi d’inverno cadono il 21 Dicembre e l’ultimo il 22 Dicembre. Nel 2015, il solstizio d’inverno è stato proprio il 22 dicembre per cui quest’anno (e così anche nel 2017 e nel 2018) si verificherà il 21 dicembre. Nel 2019 il solstizio d’inverno cadrà nuovamente il 22 Dicembre e il ciclo ricomincerà.

Il solstizio d’inverno è, per l’emisfero nord, il giorno più corto dell’anno e segna l’ inizio  di ciò che consideriamo inverno. Come potremmo fare per dimostrarlo?

Grazie all’applicazione Daylight hours explorer, dell’Università del Nebraska-Lincoln, apriremo la fase di Explore verificando che alla latitudine della nostra scuola (44° 51’ 53” N), il 21 dicembre il Sole splenderà per solo 8 ore e 42 minuti .

daylight

Modificando la latitudine nell’applicazione, potremo vedere anche che la durata del dì è ancora più breve man mano che ci si sposta verso nord e che al Polo Nord la luce non arriva per niente. Come mai?

Muovendo il planisfero si può osservare, invece, come cambia la posizione del circolo di illuminazione, cioè la linea che divide la parte illuminata (diurna) dalla parte in ombra (notturna) del nostro pianeta.

Cambiando la data, si può invece verificare che durante gli equinozi, il circolo di illuminazione diventa perpendicolare rispetto all’equatore e quindi passa per il polo nord e il polo sud.

Da cosa dipende la quantità di luce che ogni luogo della Terra riceve ogni giorno?

La lunghezza del dì non è influenzata dalla nostra distanza dal Sole, ma dipende, invece, dall’inclinazione dell’asse terrestre. Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò in un prossimo post!

 

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