Come diventare un superlearner

Come forse avrete già letto su Facebook qualche settimana fa, ho deciso di dedicare l’estate ad approfondire l’apprendimento (anche dal punto di vista delle neuroscienze) e le possibili tecniche in grado di promuoverlo, col desiderio di iniziare il prossimo anno scolastico riempiendo fin da subito la cassetta degli attrezzi dei miei studenti con qualche strumento nuovo (e che possibilmente funzioni).

Ho così comprato alcuni libri e sono partita con la lettura di quello dal titolo, per me, più accattivante: Become a superlearner – learn speed reading and advanced memorization.

Il libro, scritto da Jonathan Levi insieme ad Anna e Lew Goldentouch, si presenta come un vero e proprio corso in cui il lettore, spezzando le vecchie abitudini di apprendimento e creandone delle nuove, potrà imparare tecniche di lettura veloce che gli consentiranno di trattenere e comprendere le informazioni in modo efficace.

Chi è un superlearner?

Un superlearner viene definito come qualcuno in grado di sintetizzare, comprendere e trattenere una grande quantità di informazioni in un periodo di tempo incredibilmente breve.

Non si tratta “solo” di lettura veloce, quindi, ma c’è molto di più.

Dopo aver letto l’introduzione, ho pensato di fare un esperimento su me stessa. Se prima imparo io per  i ragazzi dovrebbe essere un successo assicurato, no?

Per cui, terminata la scuola, ho deciso di studiare il manuale qualche ora al giorno per vedere di capirci qualcosa. Potevo già vedermi: lezioni nuove ed entusiasmanti preparate con la velocità di Superman, super efficienza e minimo sforzo, studenti felici e preparati (anche dopo un mese dall’interrogazione!) e, ciliegina sulla torta, più TEMPO per me stessa. E così, carica come una molla, ho iniziato la lettura.

copertina libro

La cosa che più mi ha colpito fin dalle prime pagine è stato il fatto che per diventare un Superlearner il lettore dovrà re-imparare  ad imparare. Visto e considerato quanto ci lamentiamo del fatto che i nostri studenti arrivano in quinta superiore senza aver “acquisito un metodo di studio”, il mio cuore ha avuto un sussulto di gioia quando, mentre leggevo, la luce al neon con scritto SPERANZA ha cominciato ad accendersi nella mia testa, ed ero solo a pagina 13!

neon-sign-board-hope

Qualche riga dopo ho trovato anche quali caratteristiche bisogna avere per diventare un superlearner. Pronta a prendere appunti!!!

Servono determinazione (ce l’ho), disciplina (anche!!!) e si deve imparare a utilizzare meglio le funzioni cerebrali (?!?!?) spezzando molte delle vecchie abitudini di apprendimento che ci sono state inculcate in passato e imparando abilità nuove.

Aspetta… Come dice il proverbio inglese?

You can’t teach an old dog new tricks?

old-dog

In effetti sono già un po’ preoccupata… ma mai scoraggiarsi a pag. 13, giusto?

Proseguo e la tenacia mi premia! A pagina 14 trovo: “La frustrazione è normale!

Ok, oltre ad essere un superlearner questo Levi deve avere  anche i superpoteri perché sembra proprio che mi abbia sentito!

“Incontrerai molta resistenza mentre cercherai di rompere le tue vecchie abitudini di apprendimento e questo è okay. Fa parte del processo… devi semplicemente avere pazienza, non abbatterti e tenere bene a mente che molte di queste abitudini sono radicate in te da molti anni per cui sarà perfettamente normale incontrare qualche resistenza e difficoltà lungo il percorso.

La cosa importante sarà dedicare almeno 20-60 minuti al giorno agli esercizi proposti finché si cominceranno a vedere i primi risultati.”

Ok Jonathan, ci voleva, grazie. Avanti tutta allora!

 

Migliora la tua memoria. Costruisci le infrastrutture per il super-apprendimento!

Per poter leggere in modo rapido ed efficace serve una buona memoria.

Accidenti… sono fregata! Se vi dicessi che le mie adorate e adorabili nipoti mi chiamano “zia Dori”?

Come dicevo, per diventare un superlearner per prima cosa  si deve potenziare la memoria che è una infrastruttura necessaria. Senza una memoria appropriata la lettura rapida diventerebbe inutile se non impossibile.

Lo studio mnemonico basato sulla semplice ripetizione può servire per imparare cose semplici come ad esempio alcune convenzioni matematiche. Per informazioni più complesse e/o corpose ci vogliono altri tipi di abilità di memorizzazione.

Per come funziona il nostro cervello, più connessioni ci sono tra i nostri neuroni più è facile non dimenticare. Il cervello, infatti, trattiene solo le informazioni che reputa importantissime, quindi dobbiamo fare in modo di creare quante più connessioni possibili alle informazioni che vogliamo trattenere e imparare.

Scrivere e creare mnemoniche è sicuramente una buona tattica per apprendere. Quando serve, le insegno anch’io ai miei ragazzi.

mnenomica scala di mohs

Per riuscire a ricordare a lungo, però, è necessario:

  • collegare le nuove informazioni ad uno schema mentale preesistente forte, o
  • generare uno schema mentale nuovo e forte mettendo insieme molti pezzi di informazioni correlate tra loro (cool exciting trend) o utilizzando la cosiddetta RIPETIZIONE SPAZIATA, ossia il ripetere poche volte su tempi lunghi, invece di tante volte su tempi brevi (sai che novità!).

Secondo Levi, le IMMAGINI sono il mezzo più potente per ricordare, per cui è fondamentale imparare a trasformare in immagini concetti, idee e altre informazioni importanti non appena abbiamo a che fare con nuove informazioni.

Ma non basta. È anche importante capire anche qual è il tipo di immagine più adatto a noi: stereotipate (da catalogo), personali, fittizie (caricature) o grafiche (disegni).

Quindi si deve cominciare a costruire una specie di nuovo vocabolario mentale non più fatto di parole e significati ma fatto di immagini (chiamate MARKER) per OGNI cosa si voglia ricordare. Più le immagini hanno un significato personale e più a lungo le ricorderemo.

Quindi, vediamo se ho capito: una delle cose da imparare a fare per diventare un superlearner è trasformare ogni singola informazione che si vuole ricordare in una immagine o MARKER visuale.

Secondo l’autore, infatti, le immagini sono più semplici da richiamare delle parole lette o ascoltate. Sono ricche di dettagli come colore, contesto, forma, dimensioni e molto probabilmente consentono un numero maggiore di connessioni neurali perché possono trasmettere emozioni, profondità, interazioni e molto altro. Com’è che si dice? Un’immagine vale più di mille parole, no?

Dimenticavo di dirvi che ciascun capitolo del libro si conclude sempre con un paragrafo dedicato agli homework, compiti da fare assolutamente prima di procedere con la lettura/apprendimento. Se volete farvi un’idea, qui potete trovare il syllabus del corso e le attività proposte per ciascuna sezione.

Per imparare a creare i propri marker e (soprattutto) cercare di capire meglio che cosa sono vengono presentate alcune applicazioni su cui esercitarsi. Vi consiglio, ad esempio, di provare questa: The Short Term Memory Checker

1

Si tratta di un gioco a livelli in cui vengono proposte immagini da memorizzare. Per passare al livello successivo, bisogna memorizzare le immagini mostrate e riconoscerle quando vengono riproposte mescolate ad altre immagini.  Apro la schermata del primo livello e ci provo:

short term memory checker

Un cane e una lattina. Ce la faccio. Clicco ok.  Facile dai! Livello 1 superato! 🙂

livello 1

Vado avanti. Ad ogni nuovo livello aumenta progressivamente il numero di immagini proposte. Livello due superato. Ma… come?!?!? Al livello 3 sono già eliminata. 😦

È una questione di dignità. Ricomincio, ma più continuo più mi confondo. Le immagini sono sempre le stesse e le ho già viste talmente tante volte che il mio cervello non riesce più a ricordare QUANDO. Sono davvero senza speranza????

Nel libro, naturalmente, non c’è nessuna indicazione che aiuti le povere Dory come me a saltarci fuori.

Come si fa a ricordare gli oggetti giusti man mano che aumentano? Sono bloccata. Ad un tratto, d’istinto, mi viene un’idea.

Quando il numero di oggetti diventa troppo alto per riuscire a ricordarlo provo a costruirmi una storia basata su questi oggetti… Funziona!!! Non sempre ma…il cervello piano piano si comincia a sbloccare. Quasi quasi… mi esalto!

Le attività proposte per questa sezione sono tre, per niente facili e la consegna è di fare questi esercizi per 10 minuti al giorno fino a che ci si sente più sicuri e solo allora proseguire con la lettura del libro.

Be patient!”

Time running out in hour-glass with nervous figure watching

Sii paziente? Ma come si fa… Non resisto e mentre mi “alleno” proseguo.

 

Usare marker mentali per apprendere

Non tutti i marker devono essere per forza visuali. L’olfatto, ad esempio, è uno dei sensi che permette di ricordare molto più facilmente. Provate a pensare al profumo della cioccolata… quanti dettagli/ricordi vi vengono in mente? Più strade usiamo meglio sarà!

Una volta capito cosa sono i marker, è importante capire cosa farne, ossia come lavorarci per apprendere. Il passaggio successivo consiste, quindi, nell’imparare a associare tra loro i marker generati durante la lettura.

I markers, di solito, vengono raggruppati e lo si può fare per somiglianza o collegandoli direttamente tra loro in quella che viene definita una “linked list”. La cosa importante non è tanto il tipo di raggruppamento che si sceglie ma il fatto che si debba trovare un modo per metterli insieme in modo efficace.

Ad esempio, immaginiamo di aver bisogno di andare al supermercato per comprare 20 cose. Per ricordarci gli articoli della lista, dobbiamo creare 20 marker, uno per ciascuna delle cose che ci servono.

Come si potrebbero raggruppare questi marker per assicurarsi che siano tutti collegati tra loro e non ce ne sfugga nessuno?

Ad esempio, si potrebbe suddividere (CHUNK) la lista di oggetti in dipartimenti: prodotti a base di latte (latte, formaggio e yoghurt), prodotti a base di carne (3 tipi di salsiccia, petto di pollo e manzo) e così via. Si può, poi, cercare di visualizzare i blocchi di prodotti all’interno del supermercato. Poiché ciascun raggruppamento non comprende più di 7 oggetti (numero importante e da non superare) saremo in grado di richiamare alla mente l’immagine per ciascun dipartimento con grande dettaglio.

Oppure…

Si può costruire una storia (Sìììì!!!!) e visualizzare una sorta di animazione con, ad esempio, vostra madre che munge una mucca, prepara il formaggio con il latte, e poi, invece di preparare una marmellata, prepara lo yoghurt perché vostro nipote ha un dente cariato e non deve mangiare dolci. Potreste poi immaginare che vostro nipote abbia perso 3 denti da latte e che questo renda difficile per lui mangiare a morsi la salsiccia. Quindi, vostro nipote si mette a urlare e chiede a vostra madre un petto di pollo, poi improvvisamente corre via e cade sbattendo la testa. Alla fine della storia, vostra madre gli mette una bistecca di manzo congelata sul bernoccolo che si è fatto cadendo.

Questa è una storia ridicola ma proprio per questo facile da ricordare!

Quindi: per ricordare una lista si può suddividere le cose da ricordare in blocchi (chunk) o inventarci una storia. In realtà, però, si dovrebbe imparare a combinare entrambi i sistemi.

La cosa importante  da ricordare è che non bisogna non creare liste con più di 20 oggetti (preferibilmente dai 7 ai 9) né blocchi con più di 7 oggetti (preferibilmente 3-4 al massimo). All’interno di ciascun oggetto della lista, però, si possono poi creare altre sottoliste o raggruppamenti. Ciascun testo che leggiamo, del resto, è organizzato in modo simile:

  • il testo è diviso in sezioni
  • una sezione è suddivisa in paragrafi
  • un paragrafo è suddiviso in frasi.

 

Mai cercare di memorizzare un marker fuori dal suo contesto

Il marker dovrebbe essere ricordato all’interno di un blocco o di una storia e collegato ad altri marker in un’area specifica.

“Questo è un po’ complesso, lo so, ma abbi pazienza.”

Pazienza??? Non credo che sia la pazienza quella che serve qui. Io veramente non ho capito molto bene cosa devo fare e voi?

“Quando cerchi di ricordare un elenco, dovresti visualizzare il primo e l’ultimo nome/oggetto/marker in modo più dettagliato rispetto agli altri marker. Quindi, sarai in grado di ricreare la storia dall’inizio alla fine ma anche a ritroso, ossia dalla fine all’inizio. Non passare troppo tempo a immaginare i marker di mezzo finché non avrai un’unica animazione mentale che collega questi marker a quello che viene prima e a quello che viene dopo.”

Ah bè, ora è tutto più chiaro. O no?

“Questo tipo di visualizzazione è ottima per i marker che rappresentano oggetti fisici ma non funziona molto bene con i concetti  astratti. In quest’ultimo caso si possono visualizzare delle ICONE.”

Per esempio: la guerra può essere rappresentata da due spade incrociate, un contratto con una stretta di mano, la pace con una colomba che porta nel becco un rametto di ulivo…

Il processo di recupero delle informazioni deve essere il più semplice e il meno ambiguo possibile. La cosa importante, però, è continuare ad esercitarsi per cui ecco altri compiti … (comincio a capire sempre di più lo sconforto dei miei studenti!).

Ultimo consiglio prima di avanzare verso la sezione successiva:

usa quanto stai imparando nella vita di tutti i giorni.

Si deve riuscire a creare un’abitudine automatica, una sorta di riflesso, che ogni volta che siamo distratti o ogni volta che ci stiamo imbarcando in un nuovo compito ci faccia creare un marker.

E che ci vuole? È facile! O no?

Restate sintonizzati! Questo era solo il riscaldamento. Se vi va, nelle prossime settimane continuerò a raccontarvi cosa succede e così sarete i primi a sapere come ci si sente mentre (forse?) ci si trasforma in un Superlearner! Ma intanto… buone vacanze a tutti anche da parte del mio (ormai) amico Jonathan!

 

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