IBSE e progettazione a ritroso per una valutazione efficace

Iniziare con in mente la fine significa iniziare con una chiara comprensione della propria destinazione. Significa sapere dove si sta andando così da meglio comprendere dove ci si trova ora, in modo che i passi che si fanno vadano sempre nella giusta direzione.

Stephen R. Covey, The seven habits of highly effective people, 1989, p.98

Progettare percorsi di apprendimento efficaci e significativi è una delle principali sfide che dobbiamo affrontare ogni anno. Non è possibile riproporre le lezioni dell’anno precedente come se si inserisse il pilota automatico. I nuovi studenti saranno sicuramente molto diversi dai ragazzi che li hanno preceduti in quella classe e anche gli studenti “più vecchi” saranno cresciuti e sicuramente cambiati. Insomma, lo sappiamo bene: quello che ha funzionato (o funziona) con una classe non è detto che sia altrettanto efficace con un’altra. Anzi, a dirla tutta, non succede quasi mai.

E allora, come ogni anno, ogni volta che sto per iniziare un nuovo segmento del mio percorso, riprendo in mano l’impianto precedente e ci lavoro ancora un po’. Elimino ciò che non mi aveva convinto fino in fondo e cerco nuove idee per potenziare ciò che invece funziona bene.

Il punto dolente di tutta la faccenda, però, non è tanto trovare nuove attività per coinvolgere ed entuasiasmare i ragazzi (la rete è piena di idee), ma è cercare di capire come progettare le attività in modo da poter anche verificare in modo efficace che i ragazzi abbiano davvero imparato.

Da tempo ritengo che la progettazione a ritroso sia uno strumento davvero forte in tal senso.

Grant Wiggins e Jay McTighe sostengono che spesso gli insegnanti iniziano a progettare partendo dai libri di testo, dalle lezioni preferite, dalle attività consolidate nel tempo, invece di farle derivare dagli scopi che ci si prefigge come meta. In quest’ottica, gli autori ritengono che sia meglio iniziare dalla fine (i risultati desiderati, gli obiettivi prefissati) per poi ricavare il curricolo dalle evidenze dell’apprendimento (le prestazioni). La programmazione dovrebbe quindi derivare dai modi più efficaci di raggiungere risultati specifici e non dai metodi, dai libri e dalle attività con cui ci sentiamo più a nostro agio.

Questo approccio alla progettazione viene definito a ritroso perché prevede che l’insegnante pianifichi il percorso di apprendimento partendo dalla definizione di ciò che merita di essere appreso. In realtà, si tratta di un approccio perfettamente in linea con il senso comune, ma è considerato a ritroso rispetto alle abitudini convenzionali.

Questo modo di procedere, pur avendo molti aspetti in comune con la progettazione tradizionale per obiettivi/competenze, contiene alcuni elementi innovativi o comunque poco consueti, che ne rappresentano il valore aggiunto. Nella progettazione a ritroso, invece di pensare alle modalità di accertamento e valutazione alla fine di una unità di studio o di un percorso, o di affidarci semplicemente ai test allegati nella guida per gli insegnanti del libro di testo che potrebbero non accertare in modo completo o appropriato obiettivi/competenze rilevanti, bisogna rendere operativi gli obiettivi/competenze in termini di evidenze di accertamento nel momento in cui iniziamo a costruire un’unità o un corso di studio, ossia prima di cominciare a pianificare le esperienze di apprendimento e di insegnamento.

Questo processo ci obbliga, così, a iniziare dalla domanda: quali sono le evidenze di conseguimento delle competenze desiderate che sono disposto ad accettare?

Secondo gli autori, partire dalle evidenze di apprendimento non solo aiuta a chiarire a se stessi gli scopi da perseguire, ma produce come risultato anche obiettivi di apprendimento e di insegnamento definiti con maggiore chiarezza, cosa che negli studenti favorisce prestazioni migliori dal momento che conoscono con maggiore chiarezza l’obiettivo che devono raggiungere.

Se la progettazione a ritroso è, quindi, un modo “forte” di progettare, allo stesso tempo, come sapete bene, insegnare scienze per me significa solo una cosa: IBSE.

L’IBSE è incredibilmente potente e più passa il tempo più ne sono convinta. Inoltre, il suo impianto concettuale si sposa perfettamente con molte tecniche didattiche innovative e non (apprendimento cooperativo, didattica digitale, flipped classroom…) consentendo di promuovere conoscenza, comprensione, competenze e pensiero critico in molteplici modi, andando incontro, così, agli stili di apprendimento più diversi dei ragazzi.

IBSE e progettazione a ritroso possono camminare insieme, anzi sono un connubio perfetto e non solo solo io a pensarlo.

Se ricordate, un po’ di tempo fa vi avevo consigliato la lettura di un libro di Rodger Bybee, “The BSCS 5E instructional model – creating teachable moments“, in cui l’autore racconta come fare a implementare in classe  il learning cycle delle 5E per creare momenti di apprendimento (che io definisco “magici”) in cui gli studenti, e gli insegnanti, siano completamente coinvolti.

Ebbene, secondo Bybee quando si progettano unità inquiry-based attraverso il learning cycle delle 5E è bene seguire anche le tre fasi della progettazione a ritroso di Wiggins e McTighe:

  1. individuare i risultati desiderati
  2. determinare le evidenze di accettabilità dell’apprendimento (performance expectations)
  3. pianificare le attività di istruzione.

Ciò ci aiuterà a progettare percorsi di apprendimento avendo un’idea molto chiara di ciò che gli studenti dovranno fare per dimostrare la loro comprensione e, di conseguenza, rinforzerà l’aspetto più critico e delicato del percorso: la valutazione.

Secondo Bybee, il learning cycle delle 5E fornisce un modo pratico di applicare il processo della progettazione a ritroso:

Ubd e 5E

Ecco, amici, questo sarà il filo conduttore del mio lavoro per questo nuovo anno scolastico: migliorare la valutazione mettendo a sistema la progettazione a ritroso con il learning cycle delle 5E. La prossima settimana comincerò a pubblicare esempi di programmazione e valutazione. Vi piace l’idea?

Per approfondire:

2 pensieri su “IBSE e progettazione a ritroso per una valutazione efficace

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