La didattica a distanza e il Coronavirus

Terza settimana di scuole chiuse in Emilia Romagna. Spero stiate tutti bene. Da voi come sta andando con le lezioni a distanza?

Per quanto mi riguarda, questa clausura comincia un po’ a pesare e me ne rendo conto perché è quando accendo il computer e mi collego con i ragazzi  che mi si riaccende il cuore, anche perché loro hanno il potere di donarmi allegria anche attraverso un monitor.

Ma non è così per tutti, purtroppo. In questi giorni ho letto varie volte sui social dei problemi che molti colleghi stanno affrontando a causa dei “cattivi” comportamenti dei ragazzi persino su Google Meet. Mi sono chiesta, quindi, se i miei studenti fossero bravi davvero o sono io che ho i cuoricini al posto degli occhi, per cui, disattivando webcam e microfono,  ho provato a fare qualche incursione “a sorpresa” nelle classi virtuali  per verificare se è vero che si collegano anche senza di me e cosa combinano quando lo fanno (da vera spia!).

Qualche volta, devo ammetterlo,  li ho effettivamente trovati ancora online ma stavano semplicemente chiacchierando tutti insieme, in allegria, solo per colmare un po’ le distanze, aggirando la solitudine dell’isolamento a casa. Mai una volta sopra le righe né con me né senza di me per cui, ancora una volta, ho avuto la conferma di essere molto fortunata e mi sono data il permesso di continuare a vederli attraverso le mie lenti che, lo ammetto, un po’ rosa le sono.

Stamattina poi, è stato bellissimo: alcuni si sono collegati dal terrazzo di casa e mi è quasi sembrato si sentire anch’io il sole sulla pelle nonostante tutto.

Ogni sera, però, quando verso le sette spengo il computer devo confessarvi che sono sfinita. In queste ultime tre settimane ho cercato di fare del mio meglio per fare in modo che le lezioni fossero efficaci nonostante il monitor del computer e che le attività di supporto a casa fossero significative, ma sapete una cosa? Sono sfinita, sono più stanca di quando andavo a scuola e mi sembra di essere sempre più indietro su tutto. Ma come è possibile? Ma sono solo io? 

Non credo proprio. Credo, piuttosto che siamo in tanti a provare queste sensazioni in questi giorni. Paghiamo ancora una volta lo scotto della passione e dell’entusiasmo e del senso di responsabilità.

Vedo con i miei occhi ogni giorno quali e quanti sacrifici fanno medici e infermieri della mia città, con le lacrime agli occhi per ciò che vedono, per il dolore delle perdite, per la paura di non riuscire a fare abbastanza o di ammalarsi. Lo vedo ogni giorno attraverso gli occhi di mio marito e dei nostri amici che sono lì in prima linea per tutti noi. E allora sento che tutti noi abbiamo un ruolo in questo gioco assurdo che siamo obbligati a giocare e che ognuno di noi possa e debba fare tutto ciò che può per dare il suo contributo. E sapete che c’è? Lo stiamo facendo e alla grande anche!

Due giorni fa abbiamo fatto il nostro primo collegio docenti su Google Meet e c’eravamo TUTTI, anche quelli che si lamentano della tecnologia, quelli che la ritengono nemica e non solo c’eravamo TUTTI ma TUTTI abbiamo accettato la sfida e ci siamo messi in gioco per fare sì che la scuola, la nostra vita, non venisse bloccata nemmeno dalla quarantena.

Non dico che sia un bel periodo. A livello personale le preoccupazioni sono davvero grandi e per molti motivi, ma non posso e non voglio lasciarmi andare alla paura per cui combatto la paura e la tristezza facendo al meglio l’unica cosa che posso e so fare: insegnare.

Fare didattica a distanza però non è semplice e si procede, come sempre, per tentativi ma complessivamente sono abbastanza contenta perché comincia, finalmente, a funzionare. Lavoro in modalità Flipped. Niente presentazioni a monitor condiviso, niente lezioni frontali, insomma. Li faccio lavorare sui contenuti prima della video lezione e insieme lavoriamo per dare senso a questi contenuti, mettiamo a posto cose non del tutto comprese, approfondiamo con casi di studio.

Come vi dicevo, però, tutto questo ha un costo energetico altissimo e sono sfinita ma alla fine sono anche contenta perché nel dovermi reinventare sto imparando tante cose nuove.

Questa settimana, cari amici, non ho nessuna nuova attività da raccontarvi perché ho trascorso il tempo riadattando, tagliando e cucendo i vestiti che già avevo.

Avevo voglia, però, di fare comunque due chiacchiere con voi e quindi ho pensato di dedicarvi  almeno un pensiero.

In questi giorni non mi avete mai lasciata sola. Molti di voi mi hanno scritto anche solo per segnalarmi qualche sito interessante che avrebbe potuto essermi utile. Non sapete che gioia per me leggervi, lo apprezzo davvero tanto! GRAZIE 🙂

Proprio stamattina una di voi, Francesca, mi ha mandato il link ad un articolo del New York Time contenente una spiegazione semplice, adatta anche ai più piccoli, sul modo in cui il Coronavirus si diffonde all’interno delle cellule. Nel pomeriggio, riflettevo sul fatto che non tutti hanno dimestichezza con l’inglese per cui ho deciso di tradurlo e postarlo sperando che possa esservi utile. Eccolo qui…

Come il Coronavirus dirotta le tue cellule

Il virus che causa Covid-19 si sta attualmente diffondendo in tutto il mondo. Sono noti almeno altri sei tipi di coronavirus in grado di infettare l’uomo, alcuni di questi causano il raffreddore comune mentre due causano focolai: SARS e MERS.

Il coronavirus prende il nome dalle punte a forma di corona che sporgono dalla sua superficie. Il virus è avvolto in una bolla di molecole lipidiche oleose, che si disgrega a contatto con il sapone.

Il virus entra nel corpo attraverso il naso, la bocca o gli occhi, quindi si attacca alle cellule delle vie aeree che producono una proteina chiamata ACE2. Si ritiene che il virus abbia avuto origine nei pipistrelli, dove potrebbe essersi attaccato a una proteina simile.

Il virus infetta la cellula fondendo la sua membrana lipidica con la membrana cellulare. Una volta dentro, il coronavirus rilascia un frammento di materiale genetico, il suo RNA.

Il genoma del virus è lungo meno di 30.000 “lettere” genetiche. (Il nostro è oltre 3 miliardi.). La cellula infetta legge l’RNA e inizia a produrre proteine che tengono a bada il sistema immunitario e aiutano ad assemblare nuove copie del virus.

Gli antibiotici uccidono i batteri e non funzionano contro i virus. Ma i ricercatori stanno testando farmaci antivirali che potrebbero interrompere le proteine virali e fermare l’infezione.

Con il progredire dell’infezione, la cellula inizia a produrre nuove “punte” e altre proteine che formeranno molte copie del coronavirus.

Le nuove copie del virus vengono assemblate e trasportate verso i bordi esterni della cellula.

covid-exit-wide

Credits:

Ogni cellula infetta può rilasciare milioni di copie del virus prima che la cellula ospite alla fine si rompa e muoia. I virus possono infettare le cellule vicine o finire in goccioline che sfuggono ai polmoni.

La risposta immunitaria

La maggior parte delle infezioni da Covid-19 provoca febbre mentre il sistema immunitario combatte per eliminare il virus. Nei casi più gravi, il sistema immunitario può reagire in modo eccessivo e iniziare ad attaccare le cellule polmonari. I polmoni si ostruiscono con cellule fluide che stanno morendo, rendendo difficile la respirazione. Una piccola percentuale di infezioni può portare alla sindrome da distress respiratorio acuto ed, eventualmente, alla morte.

Come il virus lascia il corpo

La tosse e lo starnuto possono espellere goccioline cariche di virus sulle persone e sulle superfici vicine, dove il virus può rimanere contagioso per diverse ore o diversi giorni. Le persone infette possono evitare di diffondere il virus indossando una mascherina, ma le persone sane non hanno bisogno di indossarla a meno che non si stiano prendendo cura di una persona malata.

Un futuro vaccino potrebbe aiutare l’organismo a produrre anticorpi in grado di colpire il virus SARS-CoV-2 e impedire che infetti le cellule umane. Il vaccino antinfluenzale funziona in modo simile, ma gli anticorpi generati da un vaccino antinfluenzale non proteggono dal coronavirus.

Come funziona il sapone

Il sapone distrugge il virus quando le code idrofobiche delle molecole di sapone si incastrano nella membrana oleosa e la separano.

Il modo migliore per evitare di essere infettati dal coronavirus e da altri virus è lavarsi le mani con sapone, evitare di toccarsi il viso, mantenere le distanze dai malati e pulire regolarmente le superfici utilizzate di frequente.

Ecco qui, cari amici. Vi saluto lasciandovi qualche altro link interessante per trattare questo argomento con i ragazzi.

Un abbraccio a tutti e mi raccomando…. state a casa!

Barbara

Link utili:

8 pensieri su “La didattica a distanza e il Coronavirus

  1. Grazie Barbara per quello che scrivi e per il materiale che ci fornisci….io insegno nelle prime di un professionale e di istituto tecnico e lo utilizzerò per chiarire le idee ai miei giovani alunni… alcuni sono molto spaventati altri invece sono sicuri che essendo così giovani a loro nulla può capitare….FULVIA

  2. Grazie Barbara! Sia per il supporto di questi giorni che per quello passato, sei una fonte preziosa a cui non si può rinunciare. Non sempre si trova una disponibilità alla condivisione come le tua.

  3. Cara Barbara,
    tutti i materiali che ci hai inviato sono risultati molto preziosi. Aver lavorato sul COVID-19 sin da subito è stato vincente per informare correttamente i ragazzi.
    La curiosità ci ha spinti a fare degli approfondimenti sui pipistrelli e sul come sia possibile che vivano così a lungo pur risultando dei veri serbatoi di virus, incredibile !! L’informazione, la discussione, gli approfondimenti hanno dato i loro frutti: hanno evitato che si divenisse tutti facile prede della paura indiscriminata, hanno spinto tutti ad un grande rispetto per le regole ma anche ad una maggiore attenzione verso gli altri, e, non ultimo, tutti sono in grado di mantenersi aggiornati in autonomia.
    Le giornate sono molto faticose, la didattica a distanza richiede un impegno enorme nella preparazione di lezioni che abbiano senso e suscitino interesse, la connessione non è sempre costante per tutti e, spesso, anche le piattaforme scelte danno problemi, ma vedere i ragazzi in attesa di questi incontri riempie di significato tutto ciò.
    Nell’augurarti cose buone ti mando un affettuoso abbraccio virtuale
    Licia

Rispondi