L’impronta di carbonio

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Usiamo energia per la maggior parte delle nostre attività quotidiane (dall’accendere la luce al mattino appena svegli, all’andare a scuola in macchina) e la maggior parte di questa energia proviene da combustibili fossili che rilasciano gas serra, come ad esempio CO2, nell’atmosfera.

I gas serra assorbono energia solare e intrappolano calore nell’atmosfera ed è proprio grazie a questi gas che la temperatura sulla Terra è tale da rendere possibile la vita. Livelli di gas serra troppo elevati, però, possono avere effetti devastanti sul clima, sull’ambiente, sulla salute e persino sull’economia.

Attualmente, le attività umane emettono nell’atmosfera circa 42 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno.  Se questo trend continuerà, il riscaldamento globale che ne conseguirà comporterà cambiamenti del clima ed eventi meteorologici estremi con conseguenze drammatiche.

L’impronta di carbonio (o carbon footprint) è un parametro usato per calcolare la quantità totale di gas serra emessi nell’atmosfera, generati, direttamente e indirettamente da un singolo individuo, un’organizzazione, un’attività o un prodotto. Si tratta, quindi, di una misura dell’impatto che le nostre attività hanno sull’ambiente.

L’obiettivo 13  e l’ obiettivo 7  dell’Agenda 2030 hanno come traguardo l’adozione di misure per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze (goal 13) e per assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni (goal 7). 

Le sfide per contrastare il cambiamento climatico in atto e per attuare la necessaria transizione verso energie rinnovabili hanno, quindi, come obiettivo comune il raggiungimento della neutralità climatica (carbon neutrality), le cosiddette “emissioni zero”.

Di recente, l’Unione Europea  ha approvato una nuova legge sul clima che trasforma in obbligo vincolante l’impegno politico del Green Deal europeo per la neutralità climatica UE entro il 2050.

La neutralità climatica si potrà raggiungere solo quando la quantità di CO2 emessa in atmosfera sarà uguale alla quantità di CO2 rimossa. 

Se, quindi, è necessario promuovere azioni atte ad aumentare la quantità di CO2 sequestrata dall’atmosfera (come ad esempio, piantare 1000 miliardi di alberi) è altrettanto necessario ridurre quanto più possibile le nostre emissioni.

Alcune persone emettono nell’atmosfera molta più anidride carbonica di altre. A livello globale, una persona produce in media 4 tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

Secondo una ricerca abbastanza recente (ANSA, 2019), frutto di un progetto del costruttore di caldaie Vaillant e dell’Università di Milano che ha tracciato l’impronta di carbonio di un campione di 4.000 persone in tutta Italia, in media ogni italiano emette nell’atmosfera circa 5 tonnellate e mezza di anidride carbonica all’anno: oltre un terzo proviene dai trasporti (37%), un altro terzo dall’alimentazione e dai rifiuti (33%), il resto da riscaldamento (25%), illuminazione ed elettrodomestici (5%).

La media per l’Unione Europea è di circa 6.4 tonnellate.

Credits: Global Carbon Budget – Global Carbon Project (2021)

Per poter evitare il temuto aumento di 2℃ delle temperature globali, l’impronta di carbonio globale media annua dovrebbe scendere a meno di 2 tonnellate annue entro il 2050.

La riduzione dell’impronta di carbonio individuale non può certo avvenire dall’oggi al domani, ma apportando piccole modifiche quotidiane alle nostre azioni, come mangiare meno carne, prendere meno aerei, stendere i vestiti ad asciugare invece di usare l’asciugatrice, ognuno, nel suo piccolo, potrebbe fare una grande differenza.

Alla luce di ciò, ho proposto ai miei ragazzi un’attività sull’impronta del carbonio, non solo per aiutarli a comprendere l’effetto delle loro scelte nella vita di tutti i giorni scoprendo anche ciò che potrebbero fare per ridurre la loro impronta di carbonio ma, soprattutto, per aiutarli a capire se sono davvero disponibili ad intraprendere le azioni necessarie per dare il loro contributo alla soluzione del problema.

Cosa abbiamo fatto?

In classe i ragazzi hanno fatto delle ricerche in rete per scoprire  quali fattori vengono utilizzati per calcolare l’impronta di carbonio di un nucleo familiare e di un prodotto e in quale unità di misura questa viene espressa. I ragazzi hanno così scoperto che l’impronta di carbonio di un nucleo familiare dipende da fattori come le dimensioni della casa, il tipo di alimentazione, il modo di fare acquisti e dai mezzi di trasporto utilizzati e che viene misurata in tonnellate di CO2 all’anno.

Poi, hanno cercato informazioni sulla carbon footprint di almeno 5 prodotti di uso comune di loro interesse (product carbon footprint) come ad esempio pc, smartphone, capi di abbigliamento, alimenti ma anche oggetti per l’igiene personale come lo spazzolino da denti. Quindi, hanno riflettuto sulle possibili azioni da intraprendere per ridurre il proprio impatto ambientale quantificando anche la conseguente riduzione delle emissioni di CO2 di queste azioni.

A casa, aiutati dai familiari, usando un semplice calcolatore online hanno calcolato l’impronta del carbonio del loro nucleo familiare  e messo a confronto il risultato ottenuto con i valori medi a livello nazionale e mondiale. Quindi, hanno fatto una riflessione per cercare di individuare possibili azioni che avrebbero potuto intraprendere in famiglia, calcolando anche la conseguente riduzione delle emissioni.

Tornati in classe, i ragazzi hanno condiviso quanto emerso dalle riflessioni individuali e familiari e discusso quali azioni potrebbero essere intraprese sia nella vita di tutti i giorni che e a scuola per dare il proprio contributo alla riduzione delle emissioni di CO2.

Dalla discussione di classe è emerso anche tutto il loro stupore. Non si aspettavano che anche un singolo individuo potesse fare tanta differenza e comprendendo di essere parte del problema hanno desiderato di essere parte attiva nella soluzione. Le riflessioni dei ragazzi sono state tutte profonde e “adulte”. Uno di loro, però, è riuscito anche a commuovermi (anche se apparentemente sono rimasta impassibile). Quando ho chiesto quale potrebbe essere il contributo della scuola, un ragazzo ha alzato la mano e ha detto: “Tutti i ragazzi dovrebbero studiare queste cose a scuola. Noi siamo fortunati ad averlo fatto con lei perché nessuno di noi aveva la minima idea di quanto abbiamo scoperto e tutti dovrebbero saperlo”.

E con le ali ai piedi… passo e chiudo! 😉

Link utili da cui partire per la ricerca di informazioni:

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