E la giraffa…va in scena

Fate un po’ di istologia con i vostri ragazzi?

La settimana scorsa, in quarta, ho finito gli argomenti di scienze della Terra previsti  dalla mia programmazione (terremoti e vulcani) e così ho cominciato a riguardare/riorganizzare i materiali di anatomia umana per le prossime lezioni. Essendo nata biologa (ma geologa d’adozione!), amo moltissimo questa parte del percorso didattico che inizierò con una riflessione sulla relazione tra le strutture e le funzioni dei tessuti animali.

Come bene sapete, è fondamentale che i ragazzi comprendano che gli adattamenti strutturali che esploreranno  nelle lezioni di anatomia sono stati modellati dalla selezione naturale e, poiché mi piace “animare” le lezioni attraverso forme diverse di  narrazione unirò parole e immagini per parlare di una delle evidenze più note a questo proposito: la lunghezza del nervo laringeo ricorrente della giraffa.

La narrazione partirà, quindi, dall’osservazione di una immagine che mostra il decorso e la lunghezza del nervo laringeo ricorrente in una giraffa, stimolata da una domanda: come potete osservare, anche se l’encefalo delle giraffe non è molto lontano dalla gola, i nervi della laringe percorrono molta strada per raggiungerla. Come mai?

800px-giraffarecurren-svg

In effetti, i nervi che attraversano la laringe delle giraffe sono molto lunghi: partono dall’encefalo, si ripiegano a ”U” attorno all’aorta e raggiungono i muscoli della gola che permettono l’emissione dei suoni, il respiro e la deglutizione.

Per trovare una risposta a questa domanda leggeremo alcuni brani tratti dal libro di Richard DawkinsIl più grande spettacolo della Terra – perché Darwin aveva ragione“.

Nel corso dell’evoluzione dei mammiferi […] il collo si allungò (i pesci non hanno collo) e le branchie scomparvero; alcune  si trasformarono in cose utili come la tiroide, la paratiroide e vari altri componenti della laringe. Queste cose utili, tra cui le parti della laringe, ricevettero il proprio rifornimento di sangue e le connessioni nervose dai discendenti evolutivi dei vasi sanguigni e dei nervi che un tempo irroravano le branchie in sequenza ordinata. […]

Nell’uomo, la via presa dal nervo laringeo ricorrente compie una deviazione di una decina di centimetri. Ma in una giraffa è davvero paradossale, perché, in un adulto di grandi dimensioni, raggiunge  i quattro metri e mezzo!

Nel suo libro, Dawkins racconta che il giorno dopo il Darwin Day del 2009 (bicentenario della nascita di Darwin) ha passato l’intera giornata con un’équipe di anatomisti comparati e anatomopatologi veterinari del Royal Veterinary College, vicino Londra, i quali hanno sezionato una giraffa morta da poco allo zoo.

Il teatro anatomico era un vero teatro con una enorme parete di vetro che divideva il <<palcoscenico>> dalla platea gremita di studenti di veterinaria.

La giraffa era stesa su un grande tavolo con una zampa tenuta sospesa da un gancio e una carrucola e il lungo collo era illuminato dai fari di scena. Tutti gli “attori” sul palco indossavano una tuta arancione e scarpe bianche.

La deviazione del nervo laringeo ricorrente della giraffa era così lunga che diversi anatomopatologi hanno dovuto lavorare contemporaneamente per isolare tratti distinti del nervo (la laringe vicino alla testa, la ricorrenza vicino al cuore e tutte le stazioni intermedie).

Con pazienza, l’intero percorso del nervo laringeo è stato così individuato. Un’impresa simile sembra sia stata compiuta solo da Richard Owen, creazionista convinto, nel 1837, che però non riuscì a trarre le ovvie conclusioni da quanto osservato.

… tutta la storia della deviazione dimostra in maniera mirabile come le creature viventi siano lungi dall’essere ben progettate. E, per un evoluzionista, è importante chiedersi perché la selezione naturale non faccia quello che farebbe un ingegnere, ossia tornare al tavolo da disegno per organizzare le cose in maniera più razionale.[…]

Il caso del nervo laringeo si presta a una risposta in termini di <<costo marginale>>, come lo chiamano gli economisti. Quando il collo della giraffa si allungò lentamente nel corso del tempo evolutivo, il costo della deviazione, in termini di economia come in termini di <<balbuzie>> (della giraffa), aumentò gradualmente. […] Il costo marginale di ciascun millimetro di aumento era esiguo. Quando il collo della giraffa cominciò ad avvicinarsi all’attuale, impressionante lunghezza, il costo totale della deviazione si stava forse approssimando al punto in cui un individuo mutante sarebbe – in via ipotetica – sopravvissuto meglio se le fibre laringee discendenti si fossero separate dal vago e, con un piccolo salto, avessero colmato la breve distanza che le divideva dalla laringe. […]

Molto probabilmente la mutazione necessaria non sarebbe comunque mai avvenuta. Anche se fosse avvenuta, avrebbe potuto benissimo comportare svantaggi, com’è inevitabile in qualsiasi grande perturbamento di un processo complesso e delicato. […]

Anche se, nel caso la si fosse potuta realizzare, l’idea di un <<ritorno al tavolo da disegno>> sarebbe stata migliore, l’alternativa era un aumento molto piccolo rispetto alla deviazione esistente, con un costo marginale altrettanto piccolo. Più piccolo, ho l’impressione, del costo del <<grande sconvolgimento>> necessario a produrre la soluzione più elegante.

Parole e immagini, dicevo. Infatti, in rete, ho scovato questo piccolo gioiello:

Stupendo, no?

Inizia così il nostro viaggio verso lo studio dell’anatomia e della fisiologia umana. Prossima lezione: un po’ d’istologia. A proposito, non mi avete ancora risposto! Voi fate un po’ di istologia?

Buon compleanno Charles

Caro Charles,

eccoci di nuovo qui a festeggiare il tuo compleanno. Difficile, per vecchi amici come noi, trovare un regalo originale da farti. Quest’anno ho deciso, quindi, di offrirti il lavoro fatto dai miei studenti che ti hanno dedicato addirittura un Late Night Show. Certo lo stile è un po’ acerbo ma genuinamente puro, come solo i ragazzi possono avere.

Il lavoro è stato lungo e non sempre facile. Hanno letto i tuoi testi, sai, e hanno scritto da soli il copione per lo spettacolo. Hanno contribuito in tanti alla realizzazione del video e, credimi, ci siamo davvero divertiti un mondo!

Ecco, quindi, il mio regalo per te Charles: la tua storia raccontata con i loro occhi. Sono sicura che sorriderai senza offenderti perché saprai leggere in questo omaggio la nostra voglia di celebrarti.

Tutti pazzi per la scienza – Il late night show di SCIENZOOM

I: Intervistatore: Buonasera cari telespettatori, eccoci dunque alla prima puntata di…“Tutti pazzi per la scienza”!!! Oggi e solo oggi sarà qui con noi uno dei personaggi più influenti della comunità scientifica!!! L’uomo che ha cambiato la biologia!!! Scienziato, Biologo, Naturalista, Geologo, Viaggiatore… ecco a voi… CHARLES DARWIN

D: Darwin: [con accento britannico] Buonasera a tutti voi. È un onore essere qui!

I: Prego, Charles accomodati… dunque per l’occasione abbiamo per così dire “selezionato” [fare occhiolino alla telecamera + simulare le virgolette con le mani] qualche domanda sul tuo nuovo libro. Prima però prego la regia di mandare il booktrailer.

Davvero interessante! Ne parleremo tra poco, ma che ne dici di iniziare questa intervista partendo dalle “origini”? Parliamo un po’ dell’incredibile viaggio che hai fatto intorno al mondo. Mi sembra che in una tua precedente intervista tu lo abbia definito [leggere per citare testualmente]

 “di gran lunga l’avvenimento più importante della mia vita e quello che ha determinato tutta la mia carriera”

E’ così? Raccontaci come tutto è cominciato!

D: [colpo di tosse] Dunque…

Sono nato a Shrewsbury in Inghilterra il 12 febbraio 1809… Che dire… credo che mio padre e i miei maestri mi giudicassero un ragazzo mediocre, un po’ al di sotto del livello intellettuale medio. Infatti, una volta mio padre mi disse…

I: Oh… mi dispiace interromperti, ma abbiamo poco tempo e forse sei partito un po’ [con enfasi] troppo dalla “origini” non credi?

D: Ah, certo, certo… dunque… A quindici anni fui mandato a studiare medicina ad Edimburgo, per seguire le orme di mio padre come mio fratello, ma i corsi proprio non mi interessavano, anzi… per dirla tutta mi nauseavano. Dopo 18 mesi, quindi, mio padre mi ritirò e mi mandò a studiare a Cambridge per farmi diventare un prete di campagna. L’idea questa volta mi piaceva. In fondo, in questo modo avrei avuto il tempo di coltivare il mio interesse per la natura, in special modo per gli insetti. Terminati gli studi, naturalmente sono tornato a casa e lì accadde l’evento più importante della mia vita. Un giorno, infatti, ricevetti una lettera scritta da un mio insegnante di Cambridge, in realtà un caro amico, il professor John Henslow.

I: Sì, credo che la regia abbia una sua foto da mostrarci… [mostrare foto]

henslow-200x280

D: Sì… eccolo qui…Ebbene, nella lettera Henslow mi diceva che il capitano Fitz-Roy, comandante di un brigantino da esplorazione chiamato Beagle [mostrare foto], stava cercando un compagno di viaggio, un giovane naturalista disposto a dividere la cabina con lui e a fare un viaggio intorno al mondo, senza però percepire stipendio e che lui gli aveva fatto il mio nome. Mio padre, all’inizio, non era per niente d’accordo, ma grazie allo zio Josiah alla fine si convinse e mi lasciò partire.

darwin-bio-5-beagle-painting

I: Ma raccontaci meglio… cosa hai provato quando sei salito su quella nave per la prima volta?

D: Ah… ero emozionatissimo. A quell’epoca avevo solo 22 anni ed era la prima volta che salivo a bordo di una nave del genere per compiere un viaggio così lungo. Considera, poi, che condividevo una cabina minuscola con il capitano Fitzroy e che lui aveva davvero un pessimo carattere. Considera anche che dormivamo su delle amache da cui, ti assicuro, sono caduto davvero molte volte. La cosa peggiore, però, che non avrei mai immaginato, fu che soffrii di mal di mare per tutto il tempo.

I: Quello che si dice un viaggio confortevole quindi!!!

D: Già, ma credimi…ne è valsa davvero la pena! Il viaggio del Beagle aveva lo scopo di tracciare le carte delle acque costiere delle regioni meridionali del Sud America, quindi visitammo davvero moltissimi luoghi incredibili: [Darwin parla indicando il viaggio su una mappa] Isole Canarie, Isole del Capo Verde, Bahia, Rio de Janeiro, Punta Alta, Valparaiso, Galapagos, Tahiti, Nuova Zelanda, Australia, Maldive, Mauritius, Sudafrica… e mentre l’equipaggio effettuava i rilevamenti della costa io scendevo a terra.

evm1s3_1

I: WOW che viaggio! E cosa facevi una volta a terra?

D: Ah… Cose meravigliose! Raccoglievo piante, animali e fossili incredibili!!! Come ti dicevo, ho sempre avuto una vera passione per la natura. Pensa che

una volta, in Inghilterra, strappando la corteccia da un albero morto vidi due coleotteri rari. Li presi, uno in una mano, l’altro nell’altra, ma ne vidi un terzo appartenente ad una specie mai vista. Subito passai il coleottero dalla mia mano destra alla bocca e afferrai l’altro con la mano libera. Il coleottero che avevo portato alla bocca, però, probabilmente era un coleottero bombardiere [mostrare foto o filmato]. Appena lo misi in bocca lui emise un liquido acre che faceva bruciare la lingua, e fui costretto a sputarlo perdendo così tutti i coleotteri!!! [dire con tono dispiaciuto]

I: Ah…Un vero dispiacere! [il pubblico ride]

D: Puoi ben dirlo [serio]

I: Certo, e immagino che per arrivare a formulare le tue ipotesi rivoluzionarie sull’origine delle specie per selezione naturale avrai dovuto sicuramente osservarne molti di animali e vegetali… Uhm… [Lo scruta con attenzione] Ma tu, però, non mi sembri un tipo molto “avventuroso”. Come hai fatto a catturare tutti gli esemplari di uccelli, uccellini e quant’altro per poi studiarli con comodo sul Beagle?

D: Ma… Non è necessario essere avventurosi per fare il naturalista… [risata del pubblico] Devi sapere che durante il periodo trascorso a Cambridge mi sono esercitato molto con il fucile! Per esempio, lo imbracciavo davanti allo specchio

per constatare se la posizione era perfetta. Oppure un altro esercizio che facevo sempre era sparare contro una candela accesa mentre un amico la muoveva. L’istruttore del collegio mi disse che trovava molto strano che passassi così tanto tempo in camera schioccando una frusta [Ridendo compiaciuto].

Evidentemente non sapeva distinguere i due rumori…

I: Ah ah ah molto simpatico! Cari telespettatori dobbiamo mandare qualche secondo di pubblicità. Restate con noi mi raccomando! A tra poco amici con… Charles Darwin [parlando al pubblico – applausi] [pubblicità che sponsorizza il giornalino scientifico della scuola]

I: Cari telespettatori rieccoci a “Tutti pazzi per la scienza”!!! Oggi e solo per oggi è qui con noi… CHARLES DARWIN [dire con entusiasmo, applausi]. Allora riprendiamo da dove eravamo rimasti… ci stavi raccontando del tuo viaggio intorno al mondo…

D: Sì! Come stavo dicendo, ogni volta che scendevo a terra scoprivo evidenze straordinarie a favore di una visione del mondo completamente diversa da quella che mi era stata insegnata fin da piccolo. In questi luoghi ho trovato tantissimi fossili, tra cui quelli di grandi mammiferi, per lo più ancora sconosciuti. In particolare, in Argentina, in un luogo dove abbondano gli armadilli, rimasi colpito dai resti fossili di quello che sembrava un animale con un rivestimento osseo a scaglie, molto simile ad un armadillo vivente: il Gliptodonte. Ma ho trovato anche le ossa di un bradipo terrestre gigante ora estinto, il Megatherium, che si può immaginare come un orso grande quanto un elefante. Naturalmente, allora io non ero in grado di riconoscere tutto ciò da solo, per cui spedii tutto in Inghilterra e solo al mio ritorno compresi molte cose…

I: Raccontaci!

D: Una volta tornato a casa, ho studiato le mie collezioni, e fatto moltissimi esperimenti discutendo a lungo le mie idee con altri scienziati. Lentamente ho così capito che la Terra e tutti i suoi organismi non sono stati creati solo poche migliaia di anni fa, come avevo sempre creduto, ma sono il frutto di cambiamenti lenti e continui.

I: Nel tuo libro formuli una nuova teoria davvero rivoluzionaria. Quando hai capito tutto ciò? Già durante il tuo viaggio intorno al mondo?

D: Assolutamente no. Certo, durante il viaggio cominciai ad intuire qualcosa, ma compresi davvero il significato di quanto avevo osservato solo una volta tornato a casa.

I: Ma… sono passati 20 anni da allora!!! Perché mai hai aspettato così tanto a pubblicare il tuo libro? Nessun editore disponibile? [fare l’occhiolino alle telecamere]

D: [ride] No… già qualche anno dopo il mio ritorno avevo iniziato a scrivere un saggio che descriveva a grandi linee le mie idee. Però ebbi paura. Se avessi pubblicato allora il mio libro, le miei idee avrebbero causato grande scalpore. Mia moglie era contraria ed io… ho preferito rimandare. Devi capire che in quegli anni un’idea del genere poteva essere considerata addirittura blasfema. Pubblicare per me sarebbe stato come confessare un delitto.

I: Ma ora sei qui per parlarci del tuo libro “L’origine delle specie per selezione naturale”, per cui alla fine ti sei deciso a “confessare”. Cosa ti ha fatto cambiare idea?

D: L’anno scorso rimasi stupito e, a dirla tutta, anche un po’ sconvolto, nello scoprire che un’altro naturalista, un certo Alfred Wallace, era arrivato alle mie stesse conclusioni. Wallace mi ha inviato il suo manoscritto chiedendomi di aiutarlo a farlo pubblicare. È stato il panico…non potevo più aspettare… così alla fine ho deciso di aiutare Wallace, come mi aveva chiesto, ma allo stesso tempo di pubblicare anche il mio libro.

I: Beh, direi che quello che è successo dopo, cioè il tuo grande successo, è storia nota. Ma potresti sintetizzare per i nostri spettatori cosa sostiene la tua teoria?

D: Certo! Sono convinto che le specie attuali che possiamo osservare derivano tutte da specie antenate attraverso un processo che possiamo definire “discendenza con modificazioni”. In sostanza, secondo me, tutte le specie viventi sono imparentate tra loro e hanno avuto origine, attraverso successive modificazioni, da antenati comuni vissuti in epoche più o meno remote.

I: Un po’ come il Gliptodonte e l’armadillo?

D: Esattamente! La storia della vita può quindi essere pensata come un albero, o meglio come un grande corallo con tante ramificazioni, nel quale ogni biforcazione rappresenta la nascita di nuove specie da una linea di discendenza comune. [mostrare la foto del taccuino dove Darwin scrisse I think ]

darwin_tree_lg

I: Incredibile davvero! Quindi secondo la tue idea, se potessimo viaggiare a ritroso nel tempo, alla fine arriveremmo all’antenato comune di tutte le specie?

D: Proprio così!

I: Rivoluzionario, davvero rivoluzionario! A proposito di tempo…purtroppo quello a nostra disposizione è terminato. È stato un vero piacere averti come ospite… Prima di salutarci però una raccomandazione: se tra 20 anni decidessi di “confessare” qualche altro delitto, ti preghiamo di venire a farlo qui a “Tutti pazzi per la scienza” il Late Night Show di SCIENZOOM! A “presto” quindi [ironico] e grazie mille anche a voi meraviglioso pubblico!!! Buonanotte!

 

Buon compleanno Charles!

It is not the strongest of the species that survive, nor the most intelligent, but the one most responsive to change.”

Charles Darwin

Un po’ in ritardo ma… auguri Charles.

darwin_and_the_tree_of_life

Ogni anno, in questi giorni, festeggio il tuo compleanno cercando di far capire ai miei ragazzi quanto importante sia stato il tuo passaggio sulla Terra per la comprensione del mondo naturale.

Mi piace leggere in classe brani della tua autobiografia perché i ragazzi possano mettersi nelle tue “scarpe”, provando a capire chi eri, sentendo persino la tua giovanile frustrazione e mortificazione nell’essere considerato da tuo padre un buono a nulla…

Non fai altro che andare a caccia, occuparti di cani e catturare i topi e sarai perciò una disgrazia per te stesso e per la tua famiglia!”

(Charles Darwin, Autobiografia, Einaudi, pag.10).

… nel non riuscire a seguire le sue orme, lui importante medico, lasciando il sentiero che era già stato tracciato per te…

“… Ebbi anche l’occasione di assistere a due gravi operazioni nell’aula dell’ospedale di Edimburgo, una della quali sopra ad un bambino. L’impressione fu così forte che fuggii prima della fine e non tornai più, nè ci sarei tornato per nessuna ragione al mondo: basti pensare che questo accadeva molto prima della benedetta scoperta del cloroformio. Il ricordo di questi due casi mi ossessionò per lungo tempo.”

(Charles Darwin, Autobiografia, Einaudi, pag.29)

Ripiegasti su Cambridge, accettando l’offerta di tuo padre di studiare per diventare “almeno” un prete di campagna. Seguisti il suo consiglio perché, in fondo, l’idea di avere così il tempo di coltivare il tuo interesse per la natura ti piaceva. (Charles Darwin, Autobiografia, Einaudi, pag.38)

Nei due anni di studi a Cambridge ti sei fatto degli amici importanti, di quelli che possono cambiarti la vita. Hai terminato gli studi e sei tornato a casa pronto a fare il tuo dovere ma, con grande sgomento da parte di tuo padre, ricevesti una lettera che cambiò la tua vita, ma, in fondo, credimi, anche la mia.

Grazie al tuo caro amico, il professor John Henslow, che ti raccomandò al capitano Fitz-Roy e a tuo zio Jos (Josiah Wedgwood), nonché futuro suocero,  che riuscì a convincere tuo padre, inorridito solo all’idea che tu andassi a buttare altri anni in giro per il mondo senza farti una posizione,  partisti per un viaggio che aiutò te a capire chi eri ma noi a capire meglio da dove veniamo.

Il resto è storia mio caro amico e non c’è bisogno di ricordarla.

Veniamo al sodo, dunque! Come posso festeggiare il tuo compleanno quest’anno? Ci conosciamo ormai da così tanto tempo… mi sa che ho già provato tutto… quale sorpresa potrei mai riuscire a farti?

Sai quanta stima ho per te, per cui ci tengo a fare qualcosa di importante… Ho un’idea… Voglio presentarti una persona. Si chiama Neil Shubin. Scommetto che sai chi è, anche da “lassù”, vero?

Leggere il suo libro, Il pesce che è in noi, mi ha caricato di entusiasmo. Anche lui, come te, è riuscito a mettere una tessera importante nel mosaico della conoscenza che tu hai contribuito a costruire. Un altro uomo incredibile, come te.

E’ deciso: parlerò di te attraverso il suo lavoro. Chissà che conoscervi entrambi non possa illuminare lo sguardo, accendere la curiosità e il desiderio di conoscenza anche nelle giovani generazioni. Che ne dici? È un bel modo di festeggiare il tuo compleanno, non credi?

If you really want to see why you’re built the way you are it’s time to meet your inner fish.

Neil Shubin

Sareste stati sicuramente buoni amici. Neil è un fish paleontologist  e ha scoperto un fossile, il Tiktaalik, cambiando così la storia dell’evoluzione. Avete molto in comune, non è vero?

La cosa più divertente è che tu hai studiato per un paio d’anni medicina e poi hai formulato la teoria dell’evoluzione, mentre Neil, paleontologo, si è trovato a tenere un corso di anatomia umana alla facoltà di medicina dell’Università di Chicago e ha scoperto un fossile che ha contribuito a capire meglio la storia dell’evoluzione. Curioso vero?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nel suo libro, Neil Shubin racconta che ogni rettile, uccello o mammifero vivente oggi discende da un antico pesce e quando parla di mammiferi, intende anche NOI!

Il Tiktaalik era un pesce vissuto 375 milioni di anni fa e si ritiene che sia l’anello di congiunzione tra pesci e anfibi, ossia tra creature d’acqua e i primi animali di terraferma.

Ciò che nell’autunno del 2004 vedemmo sbucare da queste rocce era una splendida via di mezzo tra pesci e creature di terra, che differiscono sotto molti aspetti. I pesci sono muniti di testa conica, mentre i primi esemplari di esseri viventi sulla terraferma presentano teste simili a quella del coccodrillo, con gli occhi posizionati in alto. I pesci non  hanno collo: spalle e testa sono collegati da una serie di placche ossee. Le prime creature terrestri, come i loro discendenti, possiedono il collo, nel senso che possono piegare la testa indipendentemente dalle spalle. I pesci hanno il corpo interamente ricoperto da squame, gli animali terrestri no. Inoltre, particolare importante, i pesci hanno le pinne, gli animali di terra sono invece dotati di arti con dita, polsi e caviglie. E potremmo ancora continuare a lungo l’elenco delle differenze. Ma il nostro esemplare ruppe la distinzione tra le due specie animali. Come i pesci, ha il dorso ricoperto di squame e pinne dotate di membrana. Ma come i primi animali terrestri, ha la testa piatta e il collo e, osservando l’interno della pinna, notammo la presenza di ossa corrispondenti ad un arto superiore, l’avambraccio, e persino porzioni del polso. c’erano addirittura le articolazioni: insomma, era un pesce con spalle, gomito e polso, il tutto compattato nella membrana della pinna.  (Neil Shubin, Il pesce che è in noi, Rizzoli, pag. 32-34)

It was part fish, part tetrapod—a fishapod.  (Sean B. Carroll)

Il pesce che è in noi è un libro bellissimo e si legge di un fiato, ma in questo momento dell’anno è tardi per farlo leggere per intero anche ai ragazzi, non trovi? Magari lo farò leggere la prossima estate. Allora, adesso, cosa posso fare?

Quando un paio d’anni fa ho letto il libro di Shubin ho cercato in rete per saperne di più e ho scoperto che ha realizzato anche una serie di meravigliosi documentari con la PBS.

Anche qui il percorso sarebbe un po’ troppo lungo, per cui ne guarderemo una versione più breve (circa 17 minuti) sul sito dell’HHMS- Biointeractive: Great transitions: the origin of Tetrapods.

Su questo sito meraviglioso, ci sono molti materiali che accompagnano il film:  la trascrizione del video, la guida didattica e un quiz per i ragazzi.

Ci sarà tanto di cui discutere in classe: natura della scienza, difficoltà del lavoro sul campo ma anche euforia gratificante della scoperta, evoluzione, storia della vita sulla Terra, adattamenti… meraviglioso, no?

Per concludere, e fissare un po’ le idee, potremo fare anche l’attività interattiva di esplorazione sugli animali che ci sono in noi!

Insomma… anche quest’anno sarà proprio una bella festa, non credi?

Buon compleanno Charles!

Per saperne di più: